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2008/05/29

DIscussione: "Cani, ignoranza e giornalisti". Non necessariamente in quest'ordine.

Non scrivo da tempo ma questo ci voleva.
 
In merito a Questo simpatico articolo scrive il carissimo Wolf of the Moon:
"Ora, a parte che "giochi di ruolo viventi" come traduzione di "Live Action Role Playing" è la prima volta che lo leggo, e vabbè.

Se non fosse che già qua si dimostra che la giornalista autrice della notizia conosce l'inglese a livello del the cat is on the table di Aldo, Giovanni e Giacomo. Come se non bastasse la nostra rincara la dose  perdendo un'occasione per passare da ignorante senza dire nulla ma darne la certezza scrivendo, se ne esce con "... come orpello in odor di stravaganza: per gioco. Facendo finta di giocare ai soldatini...", rendendo evidente che non ha manco letto non dico un sito specializzato ma nemmeno wikipedia.

Senza accontentarsi, visto che avere i commenti fa molto webduepuntozero (che NESSUNO ha capito che accidenti sia, nè dove stava il webunopuntozero, o anche solo l'unopuntonovantanove..), pubblicano i soliti commenti di gente che non avendo capito un tubo ne approfitta per dir male.. Commenti naturalmente moderati, a cui ho diligentemente aggiunto il mio, che ovviamente verrà cestinato MA che siccome sono antipatico, pubblicherò qui sotto (e se pensavate che nel post sono stato cattivo, beh, vi sbagliate)....

.... suspance ....

Vediamo di chiarire un pò le cose. Anzitutto LARP sono "giochi di ruolo DAL VIVO" e non Giochi du ruolo Viventi.

Punto secondo, i cani così corazzati dubito altamente che vengano usati per combattere ma che piuttosto gli si facciano foto e basta.

Punto terzo (prima che il peso dei banner finisca di uccidermi il PC) il "peso" di una di quelle armature (che a occhio e croce sono in alluminio e plastica) non raggiunge quello del classico "cappottino per cani".

Punto quarto: durante i giochi di ruolo dal vivo (e non, ribadisco "viventi") non si "fa finta di fare i soldatini" ma l'interezione è LEGGERMENTE più complessa dato che c'e' una vera e propria società, con leggi, eventi che succedono, come ad esempio matrimoni (ovviamente fittizi) banchetti (questi parecchio veri), passando per le incoronoazioni e i tornei cortesi.

C'e' da dire che trovare quattro inesattezze e affermazioni pressapochistiche e basate su stereotipi (per di piu' sbagliati) in 20 righe è un bel record."

E dal canto mio non posso che essere daccordo. Non commento l'articolo in questione all'autrice perchè non voglio regalargli nemmeno le pageview che genererei, visto che ritengo che il suo lavoro non valga nemmeno quelle. Ma invito tutti i LARPers e le persone di buon senso a far circolare questa notizia e di portarla ad esempio di come NON si fa giornalismo.

2008/02/22

Ritrovati-1

Certo che è incredibile cosa ci si riesca a dimenticare in giro per la Rete. Ma tutto fa parte della sorte, che si tratti di un disegno superiore o semplicemente della nostra memoria che spesso ci supera. Rimane il fatto. Avevo abbandonato sei racconti su un server dimenticato, chissà poi per quale motivo. Appartengono a due serie distinte, ma non mi voglio dilungare. Li riproporrò in ordine rigorosamente sparso, di tanto in tanto. Ecco il primo.

"Era Primavera. Una primavera che sarebbe potuta appartenere a qualunque momento della vita di chiunque. Era Primavera. Un’istante in una vita, sospeso fra le alchimie di profumi, e luci e rumori che rinascono da un passato più antico dei ricordi.

Le circostanze che mi portarono li dov’ero appartengono ad altri momenti a a vite altrui, che nemmeno più rammento come sarebbe giusto fare e che comunque molto poco hanno a che vedere con quanto accadde in seguito.

Ricordo solo, prima, un freddo non conseguente dal clima, e un senso come di placido abbandono, una rassegnazione più forte e meno dolorosa della semplice delusione. In quel momento ero perso, non solo nei meandri delle mie più intime riflessioni, ma anche nella magia del paesaggio che andava intorno a me risvegliandosi dopo una notte di meritato riposo.

Era Primavera. Non conoscevo da lungo tempo il riposo delle notti tiepide e calme, e il mio cuore temeva che, così com’era stato privato dei sogni, un giorno sarebbe stato privato anche della possibilità di immaginarsi altrove. Ma era primavera, e i dolci e tiepidi profumi della natura mi circondavano, instillando in me un torpore che la natura del mio corpo, coadiuvata da una serie di vicissitudini, non mi concedeva da lunghissimo tempo.

Passeggiavo senza alcuna meta né scopo nel lucore di un giorno nascituro, forse con un angolo di anima proteso verso lo spuntare della luce, forse nella semplice attesa di una nuova distrazione per posticipare ancora il momento della resa dei conti fra me e me.

Era primavera, e giunsi nei pressi del ruscello in quel momento magico in cui il Sole illumina l’aria ma non le cose sulla terra, l’ultimo momento in cui sembra capire chi realmente è meritevole della sua luce, prima di dimostrare ancora la sua immensa generosità e donare se stesso anche a chi non è in grado di comprenderlo.

Mi sedetti ad osservare lo scorrere brioso delle acque, a meravigliarmi ancora una volta per il semplice e maestoso spettacolo degli elementi al lavoro. Il lieto scorrere delle acque dispone sempre il mio animo in una inclinazione particolare, propensa alla riflessione e alla contemplazione. La semplice osservazione del fluire del nobile liquido ha su di me un’azione quasi tantrica, ipnotica per alcuni aspetti, e di certa e primitiva fascinazione.

Era primavera. Non so immaginare sotto l’influsso di quale alchimia di elementi e sensazioni fosse il mio spirito, o se il mio stato fosse causa di un inaspettato riflusso della mia volontà, o di una recondita deliberazione dovuta ad un angolo diverso da quello che smaniava il sole. Ma in un modo che mi è ignoto scivolai da una placida ma consapevole contemplazione verso rotte più lontane dell’inconscio. Non che la mia consapevolezza venisse meno, o che il mio pensiero prendesse la piega dei sogni. Semplicemente il mio sguardo si fissò su di un punto in particolare del ruscello, nel quale lo scorrere delle acque si rifrangeva contro una piccola roccia, dividendosi e ringiungendosi oltre la pietra con un piccolo gorgo.

In quel punto l’acqua sembrava avere una trasparenza particolare, e il frangersi della corrente creava una sorta di pellicola sulla roccia, che a volte si ritirava quasi fino al livello della corrente, altre sembrava quasi sorpassare ed inghiottire il lieve ostacolo.

“Scorri acqua, scorri” mi ritrovai a ripetere dentro di me quasi senza rendermene conto. Un’antica memoria, un istinto di adorazione più antico della logica e della conoscenza. Una manifestazione infantile, un gesto del puro istinto che trovava nella parola, sublimazione dell’intelletto, la sua espressione. Ben presto questa semplice frase divenne tutt’uno con l’elemento, con il fluire delle acque, con lo sciabordio delle onde del mare che mi pareva di percepire anche se distanti oltre l’immaginabile, con la pioggia che presto sarebbe arrivata, con il formarsi della rugiada e con il lento susseguirsi di geli e disgeli. “Scorri acqua, scorri”. Ora il mio occhio guardava ancora il punto in cui l’avevo abbandonato, ma la mia vista si perdeva e si rivolgeva all’immaginazione per avere altre immagini.

Era Primavera. E in quel momento eravamo una cosa sola, nell’immaginazione di cose che avevo visto ma non capito, e che ora raggiungevano la mia coscienza nonostante gli ostacoli, così come l’acqua arriva dove si è prefissa, malgrado gli impedimenti, gli scogli e le barriere. Così il mio pensiero, così le mie riflessioni.

“Scorri acqua, scorri”. Vedevo maree, il frangersi delle onde sugli scogli, lo scroscio di una pioggia di primavera, vedevo il superamento di ogni scoglio o roccia o ostacolo, vedevo il dolce abbandono della corrente che abbraccia e lambisce le difficolta, semplicemente ignorando rocce, massi e dighe, o fermandosi per raccogliere la forza necessaria a superarle.

“Scorri acqua, scorri”. Vedevo L’impeto della corrente purificatrice, la forza dei gorghi e delle alluvioni che lasciavano dietro di loro solo ciò che davvero può resistere, il potere purificatore al limite della distruzione. Molto l’acqua sradicò con il suo passaggio, ma molto rimase.

Era primavera. D’un tratto la vista non fu più sola nel suo viaggio, e il mormorio della corrente fu nelle mie orecchie, come se fosse emerso in quel momento, come se il ruscello fosse stato muto fino ad allora, in attesa dell’istante opportuno per fare sentire la sua voce.

Il dolce e placido sciacquio mi raccontava di luoghi lontani e di luci e di momenti come quello, di persone infinitamente lontane che, come me, si abbandonavano alla contemplazione delle acque, in un istante sospeso fra l’introspezione e la trascendenza. Mi venne raccontato di amanti che fissavano le acque nei lunghi pomeriggi estivi, cercando in lei il coraggio per la fatidica domanda, di un uomo, molto più a nord, che più di una volta fissò le acque chiedendosi se fosse il momento per un ultimo tuffo liberatorio. Mi venne raccontato del vecchio vicino al mare che ogni giorno della sua vita, alla stessa ora, porta il suo saluto agli amici marinai che riposano nelle acque più profonde.

“Scorri acqua, scorri”. Mentre la voce mi raccontava di tutto questo, il punto in qui il mio sguardo si era fissato sembrava assumere nuove trasparenze, e fra i movimenti traslucidi mi sembrò di vedere immagini che evocavano quanto mi veniva raccontato, come le illustrazioni dei libri per ragazzi di altri tempi.

D’un tratto le immagini sembrarono assumere una nuova vita, una nuova tonalità: i colori si facevano via via più vivi, e i contorni più netti.

Era primavera. In quel momento la corrente di sensazioni e di pensieri si fece ancora più intensa, come una piena che avesse raggiunto la sua massima ampiezza. Con un lampo della mia coscienza seppi, o vidi, che il primo raggio del sole nascente si era levato, cadendo sul punto che stavo guardando, e donandogli una nuova vita luminosa, nella quale le immagini andavano formandosi ancora più vivide.

“Scorri acqua, scorri”. Ancora molte cose mi furono dette e vidi. Intuii la forza delle acque, e la determinazione dei fiumi che nel corso di ere si scavano la strada verso il mare, la pazienza delle stille che scolpiscono colonne maestose nelle grotte più profonde, l’impeto purificatore delle piogge estive e la dolcezza delle acque che scorrono nei ruscelli come quello che stavo contemplando.

D’un tratto la luminosità crebbe ancora, e con essa le immagini, e la voce delle acque. Fu un diapason di sensazioni, fino a quando divenni tutt’uno con l’elemento, e lasciai che immagini e suoni scorressero nella mia mente e nel mio spirito, abbandonando quanto di razionale ancora mi teneva ancorato all’idea che stessi vivendo un’allucinazione.

In quel momento seppi, in modo analogo a prima, che il sole stava iniziando a illuminare la valle con l’interezza del suo splendore, e immagini e suoni si moltiplicarono in un crescendo che mi abbagliò, continuando però a mantenere il tono imperioso ma familiare e rassicurante che ormai conoscevo. In un’istante non ebbi occhi o orecchie o corpo, ma solo una percezione completa del mio essere, e della forza che mi stava attraversando, una sensazione che andava molto al di la della sola materia e del solo spirito.

Poi fu la luce assoluta, e un rumore di fondo che non seppi definire.

Era Primavera. Il primo suono che giunse alle mie orcchie fu un delicato sciacquio, che giungeva da poco distante. Mi mossi, lievemente intorpidito per la scomoda posizione mantenuta troppo a lungo. Mi guardai intorno e il sole era già alto. Dovevo essermi addormentato per la fatica del giorno precedente. Non ricordai subito quanto era avvenuto, ma fu sufficiente un rapido sguardo in direzione del ruscello perchè la memoria tornasse.

L’istante dopo mi guardai intorno quasi spaesato. Fissare l’identico punto del ruscello non mi diede alcun giovamento o particolare esperienza, ma c’erà qualcosa, dentro di me, che mi sfuggiva e che non riuscivo a cogliere. Poi la parte razionale riprese il sopravvento e in quel momento tutto mi fu chiaro. Iniziai a ripensare a questioni ordinarie e a quotidiani problemi, e scoprii che riuscivo a farlo senza l’affanno e la tristezza che portavano con loro, come se dalla mia anima fosse stato levato un peso che da troppo tempo vi giaceva, come se il sedimento di anni di vita e tribolazioni più o meno intense fosse stato portato via dalla corrente.

Era primavera. In una mattina di momenti fatati e strane alchimie il ruscello, o la sua semplice vicinanza, aveva lavato la mia anima, ridonandomi i miei attimi migliori.

Non vi sono limti o confini alla forza del pensiero."

2008/01/23

Per tutti i LARPers li fuori

L'Accademia Carminia, Associazione di giochi di ruolo dal vivo della quale faccio parte, organizza il suo primo evento per il 2008.
Sarà un evento della campagna Interface* ad ambientazione cyberpunk. Ecco il comunicato ufficiale:
 

"Stiamo valutando la nostra partecipazione a Giochivasso, 23–24 Febbraio 2008 a Chivasso (TO).

In occasione della manifestazione avrà luogo il primo evento ufficiale della campagna Interface*, il nostro progetto di LARP fantascientifico ispirato al genere Cyberpunk.

Troverete il link al regolamento qualche riga qua sotto.

Non ho altro da dire se non "Accorrete numerosi, ci vediamo la ;)"

2008/01/04

Politici e incompetenza

Scopro che la Casta vuole allungare i tentacoli anche sul mondo dei videogiochi, che non frequento più ma che mi è caro. In pratica vogliono istituire un'italiota commissione di vigilanza sui contenuti dei videogiochi.

Il piccolo problema è che esiste un sistema di autoregolamentazione internazionale chiamato PEGI, peraltro molto restrittivo che (rullo di tamburi) è presente su tutti i videogiochi da almeno CINQUE anni. Sinceramente non vedo il bisogno di una tale legge, se non per drenare altri soldi da un mercato già massacrato dai balzelli IVA e SIAE. Poi mi spiegheranno perchè videogiochi e CD in Italia pagano SIA la tassa sul diritto d'autore come opere d'ingegno SIA l'IVA al 20% come se non lo fossero.

Per fortuna i ragazzi di Multiplayer.it hanno lanciato una petizione per evitare che questo accada. Invito tutti coloro che credono nella libertà d'espressione di firmarla all'indirizzo: http://www.multiplayer.it/petizione/index.php

Almeno in questo caso, cerchiamo di limitare i danni fatti da una classe politica palesemente incompetente.

2007/12/19

Furto o truffa?

Torno a scrivere anche se non ho molto tempo in questo momento. Si tratta di un preludio in realtà, che la stesura della vicenda sarà fatta stasera con gli altri convenuti. Centrano il cinema il martedì, l'eccessiva furberia dei gestori, la congenita incapacità biellese di rispettare i propri simili, il periodo festivo e un ingiustificato aumento dei prezzi. I dettagli giungeranno domani, appena avremo una stesura civile dei fatti.
2007/05/30

Cambio pelle

Una semplice domanda che da il via a una riflessione. Quando una persona cara ti chiede semplicemente:
- Perchè non aggiorni più il tuo space?
Pensi. Perchè non ho tempo. Perchè lavoro troppo. Perchè ho avuto altro da fare. Ma la verità la sai. Perchè non ho più un cazzo da dire. Perchè tanto qualsiasi cosa scriva è una minchiata stratosferica rispetto all' Immensa Saggezza di cui i più si sentono dotati oggi. Perchè per quanto ti sforzi di essere chiaro, c'è sempre qualcuno che ti fraintende. E perchè, francamente, hanno rotto i coglioni.
C'è una devianza folle al giorno d'oggi. Uso il blog per comunicare, costruisco messaggi mirati. Ovviamente fingendo che siano semplici riflessioni. Così chi li legge e si sente preso in causa coglie il riferimento. E magari se siono fortunato prendo pure più piccioni con la stessa insipida e asfittica fava. Se poi mi chiedono conto, c'è anche l'enorme vantaggio che posso mentire senza pudore alcuno. Non parlavo mica di te, ma di quello che è successo al mio amico di Portula. Certo. Comodo. Sempre che a qualcuno dei miei bersagli freghi qualcosa delle banalità che scrivo qui sopra. Questo non è il mio gioco, questo non è un meccanismo che mi appartiene. La scrittura è prima di tutto arte, e già è abbastanza becero piegarla al racconto dei nostri fatti personali. Se poi diventa ripicca, allora sono fuori strada. Pensavo che tenere un blog fosse una buona idea per trovare chi la pensa come me. Ho sbagliato, non lo è. E' solo un altro piccolo e patetico mezzo per attirare l'attenzione. Non ho bisogno di attenzioni, quindi non mi serve un blog. Non così almeno. E' stato uno sbaglio impostare questo spazio sulla mia vita. Perchè in realtà non amo mettere in piazza le mie miserie e mi interessano ancora meno quelle degli altri. Perchè se io già pensavo di essere di animo miserrimo, scopro che c'è sempre chi mi supera.
Allora si cambia. Niente più ti lega a questi luoghi. Cambio pelle, sperando che nella muta si stacchino tutte le maschere che mi hanno appiccicato addosso contro la mia volontà. L'acqua deve tornare a circolare, perchè si stava ammalando. Ricomincia il viaggio. Ancora una volta il vero si è manifestato solo oltre la miopia, solo troppo tardi. Uno dei tanti difetti congeniti che tutti fingono di ignorare. Dimenticando che nessuno ha chiesto mai di essere trattato con riguardo. Non ho problemi, traumi, brutte esperienze alle spalle. Sono uno stronzo genuino, per elezione di nascita. Non lo voglio nascondere, non lo considero un problema. Non me ne frega niente. Tutte queste convenzioni, queste mascherate, mi stanno sulle palle.
- Non puoi essere davvero così
- E tu che cazzo ne sai?
Sogno una civiltà priva dell'educazione che mi hanno instillato, in cui poter finalmente rispondere con la violenza verbale a una forma di violenza molto più sottile.
- Sei sbagliato.
- Lo so grazie. Adesso offrimi una birra o vai fuori dai coglioni. Anzi. Offrimi una birra E vai fuori dai coglioni.
 Cambio pelle. Prima che tutto mi porti troppo lontano da quello che sono veramente, da quello che difendo. Se puoi attendere senza stancarti di aspettare... O, essendo odiato, non indulgere nell'odio... Se puoi sopportare che le verità che hai detto siano trasformate dai menzogneri in trappole per sciocchi... Se i nemici o gli amici non possono ferirti.. Mi dispiace Rudyard, non siamo dello stesso sangue tu ed io. Mi piacerebbe ma non è così. La Terra rimane tua. In fondo non mi è mai interessata.
Da oggi, solo racconti.
Ogni tanto.
 
2007/02/09

L'ennesima volta che succede

Bisognerebbe imparare dagli errori del passato. Eppure le cose si ripetono. Ciclicamente perdo il controllo della mia vita e inizia una lenta deriva. Perchè quando la rotta è chiara ma manca il vento e l'equipaggio non vuole remare non si può fare altro che alleggerire il carico e sperare nella corrente.
Ci sono momenti complicati per il solo fatto di esistere. Ci sono momenti complicati per nessun apparente motivo. Basta un istante, una luce sbagliata, una frase fuori posto, un pensiero troppo complesso, un bicchiere di troppo perchè le ombre escano dalla gabbia di luce in cui sono rinchiuse.
Allora, come sempre, non resta che un po' di sano zelotismo per riprendere il controllo.
2007/01/29

La Conoscenza è Potere

-----:::Intervallo. Chi aspettava il Quarto dei Cinque è pregato di aspettare qualche giorno. Grazie per la fiducia :::-----
 
Lo sostengo più o meno da sempre. Eppure è così difficile perpetrarla nel modo giusto. Le risorse non mancano, il desiderio nemmeno. Quello che non sempre funziona è il metodo. A volte nulla rimane nella nostra testa pur provandoci, altre volte le cose rimangono impigliate nella rete dei pensieri quasi per caso.
Un profonda ingiustizia nei nostri stessi confronti, un'ulteriore ostacolo sulla strada del giusto. Eppure in tutto questo caos di nozioni fasulle e apprendimento difficoltoso di tanto in tanto l'entropia porta a galla informazioni illuminanti.
Questo ultimo periodo è stato illuminante. Ho finalmente scoperto che anche il Caso ha una sua collocazione. Da oggi devo ricordarmi di dare più spazio a questa manifastazione della realtà.
2007/01/24

Baciare

"Si incontrano nella furtività iridescente delle notti trascorse alla tastiera. Il loro parco è un'intersezione telematica, il loro tavolo è un socket aperto fra due terminali. Salutano una luminescenza verde come si saluta il lume di una candela.
Connesso.
Il sogno si muove su un puntatore che sa già dove trovare la propria icona.
Avvia.
Secondi che nella rapidità computazionale si dilatano fino a sembare ore, segnali di trasmissione in corso.
Online.
Abbandonano le loro vestigia mortali nel lampo di una serie di caratteri digitati con frenesia.
Connesso.
Si incontrano nella trascendenza di un segnale trasmesso fra decine di mezzi. Un filo impercettibile che unisce due entità in un luogo qualunque dello spazio e del tempo. Essere come conseguenza delle proprie azioni. L'ultima sublimazione dell'uomo. Le lettere si riversano in torrenti di parole, gocce di pioggia che alimentano un fiume costretto fra argini elettrici. Il collegamento seriale fra due menti.
Online.
Due entità in collegamento seriale, due spiriti che cercano un mezzo per unirsi attraverso materia ed energia. Abbandonano le loro vestigia mortali per trasformarsi in quello che sono davvero o in due meravigliose maschere. In realtà non è importante. Il completamento dell'anima è nel vedersi rispecchiati, il resto poco importa. Realtà o finzione, sincerità o commedia, franchezza o ostentazione. In realtà tutto questo non ha la minima importanza per loro. Perchè fuori dalle vestigia mortali non esiste la finzione. Esiste solo l'istantanea realtà delle parole dette e lette, delle parole immaginate e vissute. La manifestazione istantanea dell'io. Il Sogno Proibito della trascendenza, il Peccato Originale dell'azione senza conseguenze o con ogni conseguenza del mondo. Il tutto e il Nulla si riuniscono attimo per attimo e rifluiscono attraverso la vastità delle reti.
Accetta o Rifiuta?
Rifiuta.
Perchè la vista è menzognera dinanzi al solo spirito, e l'udito porta intonazioni che sottintendono significati troppo lontani. Dire tutto, con la poesia e la chiarezza ncessarie. Realtà o finzione, sincerità o commedia, franchezza o ostentazione. In realtà tutto questo non ha la minima importanza per loro. Perchè fuori dalle vestigia mortali quello che importa è l'attimo.
Si dilata il tempo, che nella rapidità computazionale i secondi si dilatano fino a sembrare ore.
Ma finisce, perchè anche le ore indolenti della notte scorrono loro malgrado. Le loro vestigia mortali li richiamano a loro stessi.
Offline.
Il rifluire intorpidito della carne e del sangue porta il puntatore verso luoghi tristemente noti.
Chiudi.
Ormai non abbiamo nulla da fare qui.
Disconnesso.
Domani sarà un'altra avventura."
2007/01/22

Fare

"Gio cammina. Perchè in movimento sente meglio la voce dei suoi pensieri. Si muove come i suoi nonni, nonostante il fatto che abbia quattro ruote parcheggiate da qualche parte e un ampio ventaglio di mezzi pubblci a disposizione. Si stanca a stare seduto Gio, e la macchina lo sfinisce come se fosse lui a portare quella tonnellata di metallo e benzina e non il contrario.
Cammina Gio e si cura solo in parte di quello che gli accade intorno. Nello stesso tempo osserva tutto, come quella volta all'acquario in cui si trovò a guardare negli occhi un pesce dall'altra parte del vetro. Guarda la vita che scorre lungo la linea dei suoi passi con lo stesso interesse e il parziale distacco di uno studioso che ami i suoi libri più di quello che vi è scritto. Ama la città Gio, la ama come parte del suo percorso. Tesse trame coi suoi pridi sull'asfalto, viali, vie e strade e poi ancora strade e vie. Si muove senza meta, alla ricerca solo del filo dei suoi pensieri e di qualcosa che li alimenti.
Non si cura di chi gli passa intorno, né i passanti si curano di lui. Di rado alza lo sguardo fino agli occhi di chi incrocia, e se succede ancora più di rado riconosce occhi attenti e assenti al tempo stesso come i suoi. Occhi che viaggiano lungo la strada, lungo le pareti, le insegne e i passanti. Occhi che immaginano famiglie sedute ai tavoli esposti, che sognano le vite di chi è accomodato al bar, che si chiedono perchè mai il passante appena incrociato si sia scostato di una distanza impercettibile pur ostentando indifferenza. Occhi che viaggiano, ma sulle cui cornee si riflette un viaggio interiore ancora più vasto e profondo. Scandaglia la citta con gli occhi e le gambe Gio, la osserva nel profondo per trovarvi riflessi perduti frammenti della sua anima. Muove lo sguardo fuori e dentro di sé, mentre i suoi passi lo guidano in luoghi e verso pensieri che non ricordava di conoscere.
Dorme poco Gio, a volte non dorme per nulla. Eppure trae riposo dal pensare, dall'immaginare, come se la sua mente scivolasse verso il sogno durante i suoi spostamenti. A volte i pensieri si fanno più vivi e fuoriescono fino ad affiancarsi alla realtà. Vede cose strane Gio, soprattutto quando è provato da lunghi percorsi. Eppure sa perfettamente quello che viene da fuori e quello che è lui stesso a proiettare sulla realtà. Non si confonde mai, non si illude, sa distinguere perfettamente il vero dal falso.
Dorme poco Gio, ma si riposa quando cammina. Non teme nulla mentre si muove, si sente invincibile. Quando la fatica vince sul pensiero, si siede e dorme. Ha una casa Gio, da qualche parte, ma ogni volta che scende in strada si sente come se non dovesse tornare mai più. E quando inizia a mettere un piede davanti all'altro per tessere le sue trame di strada e pensiero, gli sembra di non esserci stato mai.
Non si cura di chi gli passa intorno, non si cura dell'incedere del tempo. Non gli serve avere un ritmo diverso da quello dei suoi passi e dei suoi pensieri. Tutto quello che gli serve è la strada e la sua mente da esplorare. E qualche vetrina di tanto in tanto per immaginarsi seduto a cena con i suoi cari, quelli veri e quelli immaginari. Vive in bilico fra due mondi Gio, due mondi che si possono incontrare solo quando si muove. La sua casa e le sue quattro ruote lo vedono sempre più di rado. Un giorno si sposerà con la città, un matrimonio fatto di passanti, vetrine, insegne, viali, vie e strade e poi ancora strade e vie, passanti, mendicanti, angoli perduti, angeli caduti, ruderi, asfalto, cemento, sogni e oblio."

Liberamente ispirato a Il Pastrano Nero del Killino ;)

2007/01/16

Dire

"Frank scrive storie. Non con le parole, non con la carta. Le scrive sulle pareti. Alla maniera degli antichi. Frank è convinto che le parole non dicano abbastanza. Frank resta chiuso fra le sue pareti e le copre di disegni. Ogni angolo, ogni spazio. Fa un disegno, dopo l'altro, ritorna sugli spazi bianchi e ne fa di più piccoli, e ancora e poi di nuovo fino a quanto la punta del suo gesso gli permette di arrivare.
Disegna, disegna, a volte cancella con un gesto nervoso della mano o preciso del dito. Ma mai un'intero disegno. Li corregge come le bozze, lascia strati di strisce biancastre che sembrano ombre e moviventi. Non scrive, disegna. Perchè gli sembra che il disegno possa prendere più vita. Gli sembra che ogni suo tratto valga più di mille parole. Disegni su disegni che contengono disegni e simboli. Scava gli anfratti più profondi della sua anima e dei suo ricordi per trovare segni e immagini per dare vita alle sue creature di polvere. Di tanto in tanto soffia sulle pareti, quasi a levare il superfluo o accertarsi che le sue creature non spariscano o prendano vita volando via.
Tutto il giorno disegna, senza mai stancarsi. La sua storia, la sua realtà, che inevitabilmente si mischiano con la sua immaginazione, con le storie che inventa e quelle che affiorano dal pozzo dei suoi ricordi.
Vorrebbe dire tante cose, ma le parole non fanno per lui e non si possono evocare immagini con la voce. Cantando forse, ma lui non ne è mai stato capace. Così continua con i suoi tratti sul muro, sul soffitto, sul pavimento. Cerca di muoversi il meno possibile per non rovinare i disegni che calpesta. Non fa rumore Frank, tranne il lieve sfregare del gesso sulla parete. Non parla, si limita a discorrere di mito e filosofia nel profondo della sua testa, imprigionando man mano le idee e gli eroi che gli sovvengono.
Poi il gesso finisce.
Ma Frank non se ne accorge. Continua a seguire il percorso già tracciato nella sua mente. Le unghie grattano la parete, poi lasciano il passo alla pelle e questa alla carne. Frank ha un nuovo modo di dare vita ai suoi disegni. Allora torna indietro e con quel carminio dà colore e vita alle sue pallide creature di polvere.
Disegna Frank con il suo nuovo pennello. E gli sembra che i suoi disegni non siano mai stati così belli. Non scrive, disegna. Perchè gli sembra che la sua vita passi la lui al disegno. Disegni su disegni che contengono disegni e simboli. Ora la sua anima affiora senza bisogno di scavare, come se non ci fosse nulla fra lui e la parete. Cerca di muoversi il meno possibile, perchè nemmeno un fiato della sua essenza vada perduto. Continua a discorrere fra sé e sé, chiedendosi cosa lo aspetterà oltre l'ultima porta.
Anche il suo nuovo inchiostro sta per finire.
Ma Frank non se ne cura. Continua a seguire il percorso che gli suggerisce il cuore. All'alba, quando verranno per lui, sarà già volato via con le sue creature di polvere."
2007/01/08

Disclaimer II

Perchè ogni tanto bisogna tornare sul setting.
La vita è un marchingegno fin troppo complicato per sperare che rimanga calibrato per troppo tempo. Ogni tanto bisogna sedersi e darci di vite, di bullone, di calibro e con mano fina rimettere a posto tutte le viti che si sono allentate, tutti i registri che sono andati fuori quadro e le ruote fuori dima.
Oggi è giorno di manutenzione. Perchè quando le cose iniziano a cigolare e a incepparsi bisogna alzare il cofano e dargli una guardata. Magari per scoprire che alcune cose non stavano funzionando come pensavi.
C'è stato il tempo dell'accettazione e quello della stasi. Ma è abbastanza normale con la decurtazione del QI che le feste portano con loro. Che si sa, è il bisogno ad aguzzare l'ingengno e non la pancia piena e una bottiglia sul tavolo.
La registrazione parte dalle priorità. Come anticipato nel post precedente, serve concetrazione e le distrazioni vanno ridotte. Messenger è l'inizio. Ci sono priorità e queste vanno rispettate. Per evitare di lavorare 24/7 e passare il tempo 24/7. Tutto mischiato. A volte diventa complicato, anche se si tratta di una scelta. Non è questione di rinunciare o di eliminare, solo di riorganizzare. Anche se questo porta attese e difficoltà.
Per quello che riguarda gli altri, che poi è il vero punto della chiaccherata, c'è chi è in grado di capire i ritmi sincopati e chi no. C'è chi accetta una vita a balzi (peraltro in attesa di spiccare il volo prima o poi), c'è chi aspetta che i giorni siano tutti uguali. Per me non è così, e probabilmente non lo sarà mai. Ho fatto scelte diverse. Perchè alla fine ci piacciono i percorsi difficili, le cose complicate. Le strade piatte ci annoiano, l'abitudine ci fa sentire sfiniti. Dal canto mio continuo a essere convinto che l'acqua quando si ferma stagna e si avvelena. Ci vuole movimento, ci vuole la sorpresa, ci vuole l'improvvisazione.
Unire la gestione di una vita e i moti dello spirito significa un lavoraccio, una cosa complicata e laboriosa. Che richiede sforzo per la più parte, e fatica. A volte le energie finiscono e bisogna starsene in pausa per un po'. Ma anche questo fa parte della manutenzione. E poi è proprio in momenti come questi che il Naturale Processo di elminazione fa il suo lavoro.
2007/01/05

Comunicazione di servizio sui servizi di comunicazione

Nelle prime ore della mattina ho avuto la conferma di quello che sospettavo già da tempo.
I sistemi di messaggistica istantanea sono l'incarnazione del Male sulla terra.
In mezza mattinata "offline" sono stato produttivo come non lo ero da tempo. Niente distrazioni, migliore rendimento. Ci vuole un bel po' di disciplina in questo nuovo anno e questo mi sembra il modo migliore per iniziare, Mi dispiace per gli abituali "compagni di merende" ma ci sono priorità che vanno al di la del piacere personale. Il resto funziona come sempre. Leggo le mail, vedo i messaggi. Per cui sono tuttaltro che irraggiungibile. Ma da oggi la messaggistica istantanea è relegata ai soli momenti di svago.
2006/12/30

Per un anno che se ne va /2006/

Troppo tempo lontano da qui.
Troppo tempo lontano da quello che vorrei fare.
Troppo tempo ad acoltare discorsi che non portano a nulla.
Troppo tempo a lavorare.
Troppo tempo steso nel letto a combattere l'insonnia.
Troppo tempo a inseguire le cose sbagliate.
Troppo tempo in stasi.
Troppo tempo vicino a gente che non conosco.
Troppo tempo senza pensare.
Troppo tempo ad ascoltare chi non ha nulla da dire.
Troppo tempo davanti al tubo catodico.
Troppo tempo fra le scartoffie.
Troppo tempo a devitare discussioni inutili.
Troppo tempo fra le pareti.
 
Poco tempo per le persone a cui voglio bene.
Poco tempo per i miei cari.
Poco tempo per imparare.
Poco tempo per evolvermi.
Poco tempo per scherzare.
Poco tempo per giocare.
Poco tempo ad ascoltare le persone.
Poco tempo a seguire il flusso della vita.
Poco tempo per tenermi in forma.
Poco tempo all'aria aperta.
Poco tempo per i convivi.
Poco tempo a cercare di capire.
Poco tempo per i giusti baccanali.
Poco tempo buono e utile.
 
L'anno scorso scrivevo:
"Il Tempo. Una delle poche certezze. Il cadenzato scorrere degli anni, lenti prima e veloci poi, che nascono e invecchiano a un ritmo più veloce del nostro. Memoria di una successione alla quale non possiamo sottrarci, almeno non in questa forma.
Il 2005 mi ha portato via molto, ma molto mi ha dato. Un anno di cambiamento e il cambiamento è sempre bene, anche quando fa male e sembra che ci porti lontano. I bilanci di fine anno sono una cosa fredda e triste, ma non fa male fermarsi a riflettere per un po'. Anche se non me la sento di fare la contabilità del sentimento come molti fanno, o un elenco dei buoni propositi. Roba da Cosmopolitan, e io navigo in altre acque.
Nel 2006 saranno trent'anni che occupo, probabilmente in modo abusivo, qualche metroquadro di questo mondo. A volte penso che probabilmente sarebbe stato investito meglio coltivato a grano o riso per sfamare qualcuno. Poi vedo il campionario di varia umantità che ogni giorno mi si para davanti (alle poste, in treno, in coda in autostrada) e rabbrividisco al pensiero di chi lo potrebbe calpestare al posto mio. Meglio non pensarci troppo.
Dal canto mio confido in un 2006 generoso, magari non come il 2005, ma meno intransigente del suo predecessore. Che comunque ringrazio per svariate cose.
 
Per chi passa su queste pagine in questi giorni, il mio augurio è quello di un sontuoso 2006 senza noia."
 
Sono passati 365 giorni. Alcune cose sono cambiate, altre no. Il 2006 è stato più generoso del 2005 ma anche più intransigente. Anche lui si è portato via molte cose, barattandole con altre, forse più importanti, forse no. Ma comunque nuove e interessanti. Mi sembra che la mia vita sia sempre stata così, eppure ha meno di un anno. Una condizione di stasi permanente. Forse ho trovato il modo di crescere senza sconvolgere ogni volta la mia esistenza. Ma solo il 2007 lo potrà dire.
 
Per chi passa su queste pagine il questi giorni il mio augurio per quest'anno è quello di un 2007 pieno di emozioni.
2006/12/16

Madreblu

Tu lo sai non è da me
nascondere le mie idee
tu che mi conosci un po'
che hai visto la mia anima in fiamme, tu
resta qui, resta qui
non andare
resta qui, resta qui
qui con me
resta qui, resta qui
ad ascoltare
resta qui, resta qui
ancora un po'

non potrei mai cambiare i miei pensieri adesso
non potrei mai tornare come ieri adesso

se ti guardo ancora un po'
vorrei, vorrei, vorrei mandarti via
io che ho visto cose di te difficili da decifrare
ma tu
resta qui, resta qui
non andare
resta qui, resta qui
qui con me
resta qui, resta qui
e non parlare
resta qui, resta qui
ancora un po'

non potrei mai cambiare i miei pensieri adesso
non potrei mai tornare come ieri adesso
io vorrei catturare i tuoi pensieri adesso
io vorrei non sentire il vuoto addosso…

Bargiallo - Madreblu

 

 Hanno la voce profonda di chi non ha bisogno di altro
hanno gli sguardi lunghi, hanno gli sguardi lunghi
come di chi ha capito
come di chi ha provato
come di chi ha lasciato
chi non ha capito

le puoi trovare felici
e sulle spalle portare un dolore
libere da ogni male, libere da ogni male
e finalmente libere di amare
lo stesso loro corpo
senza violenza
né differenza

ahi. ahi. ahi
e che sgomento nel petto vederle ballare
ahi. ahi. ahi
perché non hanno bisogno di un vincitore
ahi. ahi. ahi
uno di quelli che il popolo ha eletto per bene
ahi. ahi. ahi
perché ha versato più sangue di noi

sono un po' madre e un po' padre
e tutto questo sta dentro una mano
e sono mogli e mariti senza più mogli né più mariti
sono le querce del bosco
e hanno lacrime da gridare
e tra i capelli alle volte
hanno un ombra, un'ombra di rancore

ahi. ahi. ahi
e che sgomento nel petto vederle ballare
ahi. ahi. ahi
perché non hanno bisogno di un vincitore
ahi. ahi. ahi
uno di quelli che il popolo ha eletto per bene
ahi. ahi. ahi
perché ha versato più sangue di noi

Orlando - Madreblu

2006/12/06

Per la stessa ragione del viaggio viaggiare

Fra poco sarò di nuovo per la strada. Concilio d'Inverno. Altri chilometri da solo poi in compagnia poi di nuovo solo. Ci sono giorni come questi un cui mi sembra che l'aspettativa della partenza mi dia nuove energie. Solo un'illusione probabilmente, la stessa che in circostanze diverse mi concede un sonno sereno solo in movimento. Un ottimo momento questo, per lasciare alle spalle un po' di questioni che stanno prendendo troppo tempo per risolversi. Come dice il Poeta Faber, il viaggio stesso è lo scopo del viaggio.
Non sempre ci deve essere un perchè diverso. A volte basta che ci piaccia di fare qualcosa, e la motivazione è già più che sufficiente. Non è nemmeno una questione di istinto o di impulsi, che anche l'intelletto si può e si deve dilettare. Per battere la noia, per superare l'inerzia di un mondo che sempre più vive di stereotipi e luoghi comuni. Tempo fa mi lamentai dei miei interlocutori abituali. Il Naturale Processo di Eliminazione fa il suo corso, ma spesso le cose sfuggono al controllo. E così scopri che gente sulle cui qualità avresti scommesso in realtà nasconde molto meno di quanto lascerebbe intendere. Pochi sono in grado di capire la vera libertà, pochi fra i pochi sono in grado di applicarla, una esigua minoranza è eletta a sceglierla come stile di vita.
Perchè in fondo c'è sempre il maledetto meccanismo del mercimonio alle spalle. Do perchè tu dia. Anzi no. Tu mi stai dando quindi prima o poi mi chiederai qualcosa. Oppure, perchè non mi hai ancora chiesto nulla? O perchè non mi hai ancora dato? La gratuità è un concetto che non appartiene più a nessuno. Ci deve stare sempre un secondo fine, tutti temono i proverbiali lacci nelle corone di fiori. Tutti si aspettano qualcosa, e i peggiori, quelli che non lo fanno o non lo dicono, sperano che tu ti aspetti qualcosa. Siamo una progenie infelice, condannata all'inganno e al sotterfugio nel disperato tentativo di rendere la nostra esistenza più interessante. Non è un meccanismo del quale mi sento parte. La libertà parte dall'intelletto, dalla possibilità di fare qualcosa, almeno conversazione, senza motivo e senza fine, per il puro gusto di interloquire. E' ingrato e faticoso oltre che infinitamente triste trascorrere la vita illudendosi di trame e intrecci anche dove non vi sono. Troppa gente, anche fra quella che frequento con piacere nel cyberspazio, vive in esso gli stessi vincoli della vita reale. Invece di una possibilità di essere liberi si sono costruiti una nuova prigione e vi si sono rinchiusi. Dal canto mio l'idea di estraniarmi da un'esistenza di vincoli e limiti per rinchiudermi in un altra ugualmente soffocante ma per di più fasulla non ha senso. Chi non sa essere libero almeno fra monitor e tastiera se ne stia pure fuori. Forse ci sarà del rimpianto, forse no. Ma sarà a maggior gloria di chi rimane.
2006/11/28

La scimmia di oggi

Livecoding
 
Qualcuno mi sa dare una mano (a parte Wikipedia) o mi arrangio come al solito?
 
 
2006/11/27

Katana

Un solo pezzo di accciaio e luce. Solido, essenziale, letale. Niente fuori posto, niente che non sia strettamente necessario. Eppure efficace e terribile. Diventare acciaio è il primo passo verso l'essere Cyborg, passaggio essenziale prima della trascendenza degli Angeli di Lamiera Semplice simbolismo, eppure nasconde una profonda verità. Ci sono momenti in cui l'unica evoluzione possibile è la regressione, lo spogliarsi di tutto. Liberarsi dai pesi e annullare l'essere per potere ripartire. Più efficace, più letale. In attesa della prossima trasformazione.

2006/11/22

Mens sana in corpore sano

Ma da dove comincia la decadenza? è più semplice che un corpo privo dell'efficienza necessaria generi una mente insana o le sregolatezze gli stravizi di una mente fuori equilibrio conducono il corpo verso la rovina? La buona vecchia storia della spirale. Si apre una crepa, poi un'altra, poi ancora. Qualcuna si ripara, qualcun'altra no. E con il lungo logorio si riapre poi di nuovo, poi un'altra volta. E tu sempre li a rattoppare, corpo e anima in ordine sparso. E si va vanti così, come capita capita, a perdere più tempo con i rattoppi che con la stoffa. Rappezzati si vive. Fin troppo presto perdiamo la nostra integrità.
2006/11/08

Ricomincio da qui

Autarchia s. f. 1 (filos.) l'autosufficienza del saggio, ideale etico dei cinici e degli stoici |2 dominio di sé; potere assoluto
Dal dizionario Garzanti online
 
Non credo ci sia nulla da aggiungere.