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ブログ


2008/05/29

DIscussione: "Cani, ignoranza e giornalisti". Non necessariamente in quest'ordine.

Non scrivo da tempo ma questo ci voleva.
 
In merito a Questo simpatico articolo scrive il carissimo Wolf of the Moon:
"Ora, a parte che "giochi di ruolo viventi" come traduzione di "Live Action Role Playing" è la prima volta che lo leggo, e vabbè.

Se non fosse che già qua si dimostra che la giornalista autrice della notizia conosce l'inglese a livello del the cat is on the table di Aldo, Giovanni e Giacomo. Come se non bastasse la nostra rincara la dose  perdendo un'occasione per passare da ignorante senza dire nulla ma darne la certezza scrivendo, se ne esce con "... come orpello in odor di stravaganza: per gioco. Facendo finta di giocare ai soldatini...", rendendo evidente che non ha manco letto non dico un sito specializzato ma nemmeno wikipedia.

Senza accontentarsi, visto che avere i commenti fa molto webduepuntozero (che NESSUNO ha capito che accidenti sia, nè dove stava il webunopuntozero, o anche solo l'unopuntonovantanove..), pubblicano i soliti commenti di gente che non avendo capito un tubo ne approfitta per dir male.. Commenti naturalmente moderati, a cui ho diligentemente aggiunto il mio, che ovviamente verrà cestinato MA che siccome sono antipatico, pubblicherò qui sotto (e se pensavate che nel post sono stato cattivo, beh, vi sbagliate)....

.... suspance ....

Vediamo di chiarire un pò le cose. Anzitutto LARP sono "giochi di ruolo DAL VIVO" e non Giochi du ruolo Viventi.

Punto secondo, i cani così corazzati dubito altamente che vengano usati per combattere ma che piuttosto gli si facciano foto e basta.

Punto terzo (prima che il peso dei banner finisca di uccidermi il PC) il "peso" di una di quelle armature (che a occhio e croce sono in alluminio e plastica) non raggiunge quello del classico "cappottino per cani".

Punto quarto: durante i giochi di ruolo dal vivo (e non, ribadisco "viventi") non si "fa finta di fare i soldatini" ma l'interezione è LEGGERMENTE più complessa dato che c'e' una vera e propria società, con leggi, eventi che succedono, come ad esempio matrimoni (ovviamente fittizi) banchetti (questi parecchio veri), passando per le incoronoazioni e i tornei cortesi.

C'e' da dire che trovare quattro inesattezze e affermazioni pressapochistiche e basate su stereotipi (per di piu' sbagliati) in 20 righe è un bel record."

E dal canto mio non posso che essere daccordo. Non commento l'articolo in questione all'autrice perchè non voglio regalargli nemmeno le pageview che genererei, visto che ritengo che il suo lavoro non valga nemmeno quelle. Ma invito tutti i LARPers e le persone di buon senso a far circolare questa notizia e di portarla ad esempio di come NON si fa giornalismo.

2007/12/19

Furto o truffa?

Torno a scrivere anche se non ho molto tempo in questo momento. Si tratta di un preludio in realtà, che la stesura della vicenda sarà fatta stasera con gli altri convenuti. Centrano il cinema il martedì, l'eccessiva furberia dei gestori, la congenita incapacità biellese di rispettare i propri simili, il periodo festivo e un ingiustificato aumento dei prezzi. I dettagli giungeranno domani, appena avremo una stesura civile dei fatti.
2007/01/08

Disclaimer II

Perchè ogni tanto bisogna tornare sul setting.
La vita è un marchingegno fin troppo complicato per sperare che rimanga calibrato per troppo tempo. Ogni tanto bisogna sedersi e darci di vite, di bullone, di calibro e con mano fina rimettere a posto tutte le viti che si sono allentate, tutti i registri che sono andati fuori quadro e le ruote fuori dima.
Oggi è giorno di manutenzione. Perchè quando le cose iniziano a cigolare e a incepparsi bisogna alzare il cofano e dargli una guardata. Magari per scoprire che alcune cose non stavano funzionando come pensavi.
C'è stato il tempo dell'accettazione e quello della stasi. Ma è abbastanza normale con la decurtazione del QI che le feste portano con loro. Che si sa, è il bisogno ad aguzzare l'ingengno e non la pancia piena e una bottiglia sul tavolo.
La registrazione parte dalle priorità. Come anticipato nel post precedente, serve concetrazione e le distrazioni vanno ridotte. Messenger è l'inizio. Ci sono priorità e queste vanno rispettate. Per evitare di lavorare 24/7 e passare il tempo 24/7. Tutto mischiato. A volte diventa complicato, anche se si tratta di una scelta. Non è questione di rinunciare o di eliminare, solo di riorganizzare. Anche se questo porta attese e difficoltà.
Per quello che riguarda gli altri, che poi è il vero punto della chiaccherata, c'è chi è in grado di capire i ritmi sincopati e chi no. C'è chi accetta una vita a balzi (peraltro in attesa di spiccare il volo prima o poi), c'è chi aspetta che i giorni siano tutti uguali. Per me non è così, e probabilmente non lo sarà mai. Ho fatto scelte diverse. Perchè alla fine ci piacciono i percorsi difficili, le cose complicate. Le strade piatte ci annoiano, l'abitudine ci fa sentire sfiniti. Dal canto mio continuo a essere convinto che l'acqua quando si ferma stagna e si avvelena. Ci vuole movimento, ci vuole la sorpresa, ci vuole l'improvvisazione.
Unire la gestione di una vita e i moti dello spirito significa un lavoraccio, una cosa complicata e laboriosa. Che richiede sforzo per la più parte, e fatica. A volte le energie finiscono e bisogna starsene in pausa per un po'. Ma anche questo fa parte della manutenzione. E poi è proprio in momenti come questi che il Naturale Processo di elminazione fa il suo lavoro.
2006/08/31

Sottovoce

Succede
Mi disturba anche il rumore del sangue che scorre nelle orecchie.
Necessito di silenzio, dentro e fuori dalla mia testa. Se c'è il bisogno impellente di dirmi qualcosa, lo si faccia sottovoce, grazie.
 
Shhhhhh....
2006/08/22

Disclaimer - credo che a questo punto ci voglia

I contenuti di questo blog non hanno attinenza con la realtà. A volte le cose che mi succedono intorno possono influenzarmi. Ma non fanno parte di me più di quanto non lo facciano tante altre cose.
Questa non è la realtà. Ilkappa.spaces.live.com mi rappresenta nella stessa misura in cui lo fanno Michael, il mio vecchio bardo, la mia carta d'identità, il mio esercito di Warmachine, i vestiti che indosso a un matrimonio o a una festa, le mie numerose identità online. Non c'è molto altro. Si, c'è del vero qui. Come c'è del vero quando gioco o quando scrivo i miei racconti. In tutto quello che facciamo lasciamo una traccia volendo oppure no. Ma questa non è la realtà, come non lo è la vita di tutti i giorni. La realtà è qualcosa di più complesso, laborioso, ineffabile. Nessuno di noi la può vedere, è una questione fisiologica. Rimando a fonti più autorevoli per la confutazione di questa teoria, non è di questo che voglio parlare.
Vengo al punto. Online (ma forse anche nella vita reale) le sensazioni e gli stati d'animo sono abiti. Si prendono, si usano, si cambiano. Scrivo, è vero. Ma scrivo cose che semplicemente vanno scritte. E' un'esigenza che trascende la morale. Alcune cose devono essere messe nero su bianco. Perchè meritano un posto, ne più ne meno. Anche se in realtà mi appartengono solo in parte. O solo per un momento. Domani non mi apparterranno più, o forse non lo faranno più fra un minuto. Ma quello che conta è il gesto estetico. Il bello di un blog è questo. E' un racconto senza racconti, un luogo in cui si possono inscatolare idee allo stato brado senza bisogno di creare ogni volta una fabula e un intreccio in cui incastonarle. Qualcuno se la piglia male, capita. Ma del resto capita anche camminando per la strada o prendendo la metropolitana. Come dimostrano ampiamente i teorici del caos. Per gli amanti dei luoghi comuni, non si può fare la frittata senza rompere qualche uovo. La natura stessa dell'uomo è possessiva e distruttiva. Vogliamo le cose per renderle più affini a noi, quindi di fatto per snaturarle. Tendiamo anche a inventarci i nostri stessi mulini a vento a volte. Mulini a vanto nella più parte dei casi. Perchè Un grand'uomo senza nemici è un uomo gran solo. E abbiamo tutti l'abitudine a considerarci grandi uomini (nel senso di esseri umani, e poi gran donne suona vagamente maleducato). Ci serve disperatamente qualche sacco da prendere a calci. Per non morire di noia.
2006/07/19

Chissà perchè non avevo dubbi

 
Non mi stupisce per nulla. Soprattutto camminando per strada e sentendo il massacro grammaticale e la mattanza sintattica e lessicale che si consumano ogni giorno sotto la casa di ciascuno di noi. Secondo me il problema andrebbe posto in termini diversi. Il punto è che, nonostante la scolarizzazione da svariati anni copra praticamente la totalità della poopolazione, almeno per le generazioni a partire dagli anni '60, l'Italia a mio avviso è colma di analfabeti di fatto. Parlando con molte persone, mi capita di sentire svariati discorsi. C'è chi si vanta di non aver più aperto un libro dalla fine delle scuole. Solo il pensiero mi fa orrore.
2006/06/22

Banda di nevrotici

Questo intervento nasce già sotto una luce strana, indeciso com'ero se inserirlo nella sezione "lezioni di civiltà" o in quella "viaggi a manovella". Ha vinto la prima perchè questa volta il viaggio in se non centra, se non come pretesto per parlare di altro.
Accade spesso che mi debba recare a Milano. Accade spesso che ci vada in treno e che la qualità delle Ferrovie Statali mi costringa a viaggiare in prima classe, che la seconda è al di sotto delle più elementari norme igeniche e sanitarie.

Bene, fra gli abitanti della prima classe, che ovviamente devono darsi un tono da gente in carriera per giustificare giacca e cravatta quando fuori ci sono 30 gradi, esiste un malcostume diffuso. Chi conosce Milano Centrale sa che il tempo di approccio alla stazione è variabile da dieci a quindici minuti a seconda dell'ora e del traffico ferroviario. Bene, il malcostume in questione consiste nell'iniziare ad alzarsi e sistemarsi per la discesa alla visione del primo cartello "Milano Centrale", che dista più di dieci minuti dalla meta effettiva. Il che non è un problema di per se. Ma lo diventa nel momento in cui la folla si trasforma in gregge generando un tramestio che riesce a superare anche le fide Griffin isolanti e urtando malamente la gente nel loro patetico tentativo di ottenere 50 centimetri di vantaggio nella discesa. Maleducati, molesti e stupidi. Lo sanno anche i sassi che il modo meno efficiente per decongestionare un affollamento è quello di accalcarsi davanti all'uscita. Ma loro sono gente in carriera e conoscono i segreti del mondo meglio di tutti. Aggiudicarsi l'uscita privilegiata dalla porta può far guadagnare anche due minuti nella fantozziana corsa contro il tempo e gli orari.

Il che non sarebbe un problema, ciascuno rovina la propria vita come preferisce, se non fosse per la terribile molestia e la congenita maleducazione di questi individui. Urtare il vicino uscendo dal sedile senza nemmeno chiedere permesso, appoggiare la borsa addosso a chi vuole godere il viaggio fino in fondo o colpirlo passando sono azioni frequentissime. C'è addirittura chi adagia il proprio augusto posteriore sul bracciolo, imponendo la propria presenza a chi è seduto. Inconcepibile.

Una bella lezione di educazione ci vorrebbe, alla moda di quelle di un tempo: con la bacchetta di legno e il castigo. Alimentate la vostra gastrite come volete, ma lasciate stare la mia. Io rivendico il diritto di dormire fino a quando il treno è fermo. Alla faccia vostra.

2006/05/23

Lezioni di civiltà

Se credessi nel Pantheon greco, credo dovrei  ringraziare le Muse per quanto accaduto sabato, che  ha dato il proverbiale "La" per la futura probabile creazione di un prossimo Blog a quattro mani con l'amico e compagno di trasferte Caio.
Premessa: la giornata di sabato è iniziata pregna di aspettativa e pessimi auspici. I secondi per l'ora della partenza e le sue implicazioni, che non si può chiedere a un dissoluto endemico di non uscire il venerdì sera e perdipiù svegliarsi alle ore sei di sabato mattina. La prima perché il risveglio anzitempo era per un'ottima ragione: si andava a giocare di ruolo dal vivo in quel di
Rocca delle Caminate, dove i ragazzi di GRVRomagna organizzavano un live
giornaliero.
Partenza alle 6.30 dunque, e nemmeno in questa stagione si può dire che sia l'alba. Rotta Biella - Rocca delle Caminate, ovvero Santhià, svincolo Torino-Piacenza e seguire poi per Bologna, poi per Ancona fino a Forlì e poi affidarsi alla cartina. Scali vari ed eventuali lungo il percorso per le necessità fisiologiche primarie (servizi, caffè, cibo, caffè, sgranchirsi, caffè, sonno, caffè). Il Primo Ufficiale nella persona di Caio e il Comandante nella persona dello scrivente decidono
una prima tappa per consumare la colazione in prossimità di Piacenza, teatro dell'opera buffa che segue.
Si scende dall'auto, il convivo sembra essere concitato. Numerosi autobus all'esterno ci fanno da oscuro presagio. L'interno ricorda da vicino una bolgia. L'inferno dei consumatori frettolosi si direbbe in una moderna Divina Commedia. Caio ed io ci accodiamo dietro alla fila chilometrica, distraendoci vicendevolmente con umorismo di bassa lega. Intuiamo che ci deve essere una gita organizzata di qualche circolo o associazione di pensionati, vista l'età media degli avventori. Non che ci sia qualcosa di male, anzi. Trovo eccezionale che persone di età avanzata conservino la voglia di muoversi e fare vita sociale, nonostante la nausea che inevitabilmente dovrebbero avere della gente avendone vista troppa. Del resto l'età non centra. Personalmente a trent'anni odio gli assembramenti più che a venti, mentre degnissime persone di mia conoscenza sembrano apprezzarli vieppiù con il passare degli anni. Se c'è qualche antropologo alla lettura che vuole essere così gentile da spiegarmi il fenomeno, lo ascolterò con piacere. In ogni caso, la signora dinanzi a noi è il perfetto archetipo della donna in età pensionabile in gita. Abiti comodi, evidente sovrappeso, faccia sveglia, portafoglio alla mano, borsa chiusa e ben stretta sotto l'altro braccio. E voce al limite delle normative sull'inquinamento acustico, con la quale intraprende una conversazione con tre compagne di viaggio situate dietro di noi nella chilometrica fila. Caio ed io a questo punto siamo oggetto di un bersagliamento acustico che in condizioni normali sarebbe insostenibile. Per fortuna il frastuono di fondo del luogo ci impedisce di seguire la conversazione. A un certo punto una delle compagne situate alle nostre spalle, ovviamente dopo aver ampiamente invaso il nostro spazio vitale nel tentativo di meglio sentire le dabbenaggini che provenivano dal davanti, viene colta da un guizzo di genio (oppure il tutto era un piano premeditato? Non lo sapremo mai).
Con una serie di agili mosse: a) chiede alla compagna anteposta di acquistare ristoro anche per lei. b) si ritrae chiedendo alle altre due se anche loro desiderano approfittare del favore. c) con il pretesto di avvicinare la socia, si scarta affiancando Caio. d) con qualche altro pretesto, guadagna centimetri fino a trovarsi dinanzi a noi. e) completa la manovra rientrando ed invitando le altre due megere a unirsi a lei in questo bieco sotterfugio, invito che naturalmente non c'è alcun bisogno di ripetere. Una tecnica da maestro, che dimostra ampiamente come anche le più basse punte di maleducazione possano avvalersi di tecniche al limite della virtù.
Caio ed io, allibiti dalla manovra e resi inefficienti nella reazione da un'educazione tradizionale che ci impone il rispetto per le teste canute, anche se coperte da strati di colore a buon mercato e anche quando non lo meriterebbero, non possiamo fare altro che accusare il colpo. E il nostro sarcasmo successivo, espresso ad alta voce per sottolineare il disappunto, non vale nemmeno a farci ricevere una parola di scuse.
La prima lezione di civiltà e: se noi avessimo agito in modo analogo, probabilmente saremmo stati tacciati dalle medesime comari come giovinastri maleducati, alcolizzati, tossicodipendenti,privi di valori, con la fedina penale sporca e omologhi di coloro i quali strangolano i propri nonni per rubare loro il sussidio. Loro invece, in virtù di qualche misterioso privilegio, possono calpestare gli altri e farsi beffe della buona educazione conservando la loro integrità morale.
Chissà come fanno, probabilmente è un dono che si acquisisce con l'esperienza. Si dice che i giovani non hanno più rispetto per nessuno. Il che probabilmente è vero, ma le signore ci hanno dimostrato che il problema coinvolge ogni fascia d'età.
Seconda lezione di civiltà: la nostra cultura in qualche misura ci induce a pensare alle persone anziane come migliori alle più giovani in termini di qualità morali. Il che probabilmente era vero nei tempi andati, dove il duello era legale e maleducati del genere sarebbero stati passati a fil di spada da qualcheduno ben prima dell'anzianità.
Oggi la regola sembra essere mutata: ci sono stronzi di ogni età.